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Veneto: tra aspettative del dibattito e modeste applicazioni

Gli obiettivi e le aspettative dichiarate dalla Regione Veneto [1]

Giancarlo Galan, Governatore

Il piano casa è una sperimentazione, una materia nuova. All’estero non avremmo avuto reazioni negative, qui da noi sono comprensibili perché l’Italia è un Paese che ha alle spalle una storia di speculazione e abusivismo. Le critiche confermano che nel Paese è cresciuta una coscienza collettiva che impedisce scempi. Sono aumentati i controlli, è aumentata la cultura del rispetto per i beni culturali. Del resto in passato il Veneto è diventato brutto pur avendo tutti i timbri in regola. Ma erano altri tempi. Ora questo piano può dar luogo finalmente a una architettura di qualità. Io stesso al principio avevo dei dubbi, oggi procedo con entusiasmo e con doverosa prudenza.

I centri storici non corrono alcun pericolo. Nessuno vuole toccare Brera o piazza Navona. A Prato della Valle non costruisco un capannone. Stiamo discutendo di come occuparci delle orride periferie, non dei centri storici. Io credo che questa sia una grande occasione e spero che l’architettura italiana voglia partecipare e non si metta soltanto sulla difensiva. Per cogliere un’opportunità tanto importante avanzo una proposta per il governo e per il ministro Bondi: perché non rafforzare le sovrintendenze aumentando il personale e i controlli? E perché non creare una task force a livello nazionale, fatta di architetti e paesaggisti, che possa supportare le direzioni regionali? In questo modo faremmo tutti un passo avanti.

Renzo Marangon, Assessore all’Urbanistica e Politiche del Territorio

La Regione ha fatto la sua parte promuovendo un provvedimento importante, anche perché consente ai cittadini, con la semplificazione delle procedure burocratiche, di intervenire da subito sulle prime case. Speriamo che anche gli istituti di credito mettano a disposizione delle famiglie un provvista finanziaria e agevolazioni normative e procedurali tali da consentire a tutti quelli che vogliono intervenire sulla propria abitazione, di poterlo fare.

Sono tantissime le famiglie che, riguardo alle nuove norme sull’edilizia, hanno chiesto informazioni ai Comuni, il che conferma le attese riguardanti l’avvio di interventi di ristrutturazione di immobili.

Per il cittadino, però, può essere difficile comprendere a fondo la tipologia di interventi ammissibili nell’ambito del “piano casa” unitamente ai requisiti tecnici ed ai premi di cubatura; e visto che la Legge rimarrà in vigore per soli due anni, la Regione Veneto pensa di attivare un call center in grado di dare tutte le informazioni necessarie ai proprietari di immobili.

I Comuni devono fare presto nell’adozione del “piano casa” della Regione Veneto in modo tale da permettere ai cittadini di realizzare quello che in passato era un sogno, ovverosia poter aumentare la volumetria della propria abitazione facendo da un lato aumentare il valore dell’immobile e dall’altro garantire superfici abitative più ampie in linea magari con l’aumento del numero dei componenti del nucleo familiare.

Applicazioni sul territorio

La legge regionale è stata approvata in Veneto in un momento particolare in cui circa l’80% del comuni stava predisponendo il proprio Piano di Assetto del Territorio.

Il piano casa dichiara già nella sua premessa il proprio obiettivo: consentire il rilancio dell’attività edilizia attraverso l’ampliamento degli edifici esistenti e il contestuale miglioramento della qualità architettonica ed edilizia. Non si tratta quindi di un provvedimento di carattere urbanistico, ma, come spesso accade, la pianificazione deve in qualche modo acquisirlo e tradurre sul territorio regole che sono costruite su parametri diversi da quelli urbanistici, a volte complementari e altre volte in contraddizione.

Da una parte, quindi, si stava lavorando sulla lettura strutturale del territorio, sul sistema ambientale e sullo sviluppo sostenibile, dall’altra era chiesto ai Comuni di scegliere se o con quali ulteriori limiti e modalità applicare le nuove disposizioni che, per loro stessa natura, sono deroghe rispetto a quanto già consentito.

Le perplessità erano di natura progettuale e applicativa. Il piano casa costringe a porre attenzione alle trasformazioni del già costruito piuttosto che alla previsione di nuove aree edificabili. Parla di rinnovo del patrimonio edilizio esistente come risposta alla domanda puntuale dei cittadini, ma anche di riqualificazione dei comparti edificati (residenziali e produttivi). Un tema che la pianificazione comunale tende a non considerare strutturale e a rinviarlo agli strumenti operativi nei quali si può scendere a un dettaglio maggiore. Se è condivisibile l’accento sul rinnovamento dell’esistente di minore qualità edilizia e architettonica, è difficile concepire la trasformazione edilizia senza che questa sia legata a un progetto delle infrastrutture, dei servizi e degli spazi non costruiti. Questo in maniera particolare per quanto riguarda le zone produttive, soprattutto quelle meno recenti caratterizzate da un’alta densità edilizia e dall’assenza di infrastrutture che non siano quelle stradali; e vale per le periferie dove la riqualificazione passa attraverso una progettazione degli spazi pubblici, dei percorsi, dei collegamenti ai servizi, oltre che per una migliore qualità architettonica.

Inoltre il Veneto viene da un’esperienza di edilizia diffusa che si è tradotta nell’invasione della residenza nel territorio agricolo di pianura e collinare, mentre in montagna e nei luoghi turistici nella diffusione delle seconde case. Così come è scritta la legge queste sembrano le fattispecie per cui è più facilmente applicabile perché ci sono meno vincoli dettati dalle distanze e spesso di tratta di unici proprietari.

A fronte di questi rischi e in un momento in cui l’attenzione all’ambiente e allo sviluppo sostenibile è centrale nel processo di pianificazione, i comuni recependo il piano casa sono stati, nella maggior parte dei casi, più restrittivi rispetto ai contenuti della legge regionale. Da un lato sono stati incrementati gli ambiti esclusi dall’applicazione della deroga: non solo i centri storici, ma anche i contesti agricoli più integri e gli ambiti di interesse architettonico e paesaggistico. Dall’altro si sono evitate deroghe ai regolamenti edilizi che potessero creare disparità di diritto tra i cittadini, come, ad esempio, quelle relative alle distanze dai confini.
I quadri conoscitivi e le indagini ambientali in fase di redazione all’interno dei piani sono stati un valido supporto per appoggiare le scelte su una valutazione dello stato dei luoghi e hanno garantito la coerenza tra l’applicazione delle deroghe urbanistiche e le scelte di pianificazione che si stanno approvando.

Il principio è stato quello di tradurre un provvedimento, per sua stessa natura generico, in un quadro più ampio nel quale, oltre ai benefici individuali, siano garantiti il rispetto dei parametri di qualità urbana che tutelano il territorio, i cittadini, le attività economiche.
E’ presto per valutare gli effetti sul territorio, ma una delle parole più ricorrenti negli articoli di giornale che riguardano il piano casa è flop. Non sono ottimisti nemmeno gli architetti che stanno verificando le richieste provenienti dai cittadini e dalle imprese. Qualche terrazza potrà essere chiusa e qualche edificio unifamiliare potrà avere piccoli ampliamenti, ma le domande sono ancora molto poche. Probabilmente non basta derogare alle regole urbanistiche e edilizie per stimolare le iniziative e altrettanto probabilmente non è colpa delle regole se le imprese edilizie lavorano poco.

Naturalmente le condizioni economiche non sono le più adatte all’investimento edilizio, ma va anche tenuto conto che molti piani vigenti consentivano già di intervenire sugli edifici per i piccoli ampliamenti e che i comparti di ristrutturazione edilizia hanno sempre avuto un percorso agevolato, anche in variante allo strumento urbanistico. A questo vanno aggiunti i sempre più numerosi regolamenti sull’applicazione della sostenibilità edilizia che i Comuni stanno approvando e che spesso prevedono premi volumetrici o riduzioni di oneri per gli interventi di riqualificazione edilizia.

Dunque, l’effetto del piano casa, al momento, è stato registrato più nel dibattito che nella applicazione diretta.

[ Ultima modifica il 15 novembre 2010 ]
note

[1I testi delle dichiarazioni sono liberamente tratti da interviste pubblicate sui quotidiani locali e dagli interventi nei convegni di presentazione del provvedimento regionale.

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