eventi
Valutazione e pianificazione
Venezia, Cà Tron - Aula A6
6 novembre 2006

Nell’ambito delle attività didattiche dei corsi di laurea magistrale della Facoltà di Pianificazione del territorio è previsto un seminario su temi valutativi nei processi di pianificazione il giorno 6 Novembre 2006 dalle ore 11:00 alle 16:00.

Il seminario è organizzato in due parti.

Nella prima parte verranno presentati dai rispettivi autori tre testi recentemente pubblicati.
Il primo testo Evaluation in planning. Evolution and prospects (Ashgate 2006) verrà presentato da Ernst Alexander (University of Haifa and Milwakee);
il secondo, Problemi valutativi nel governo del territorio e dell’ambiente (FrancoAngeli), da Stefano Moroni (Politecnico di Milano);
il terzo, Beyond benefit cost analysis. Accounting for non-market values in planning evaluation (Ashgate), da Domenico Patassini (Università Iuav Venezia).
La discussione sui tre testi farà riferimento a recenti sviluppi teorici e pratici in materia.

Nella seconda parte si cercherà di rispondere ad alcuni quesiti generali su temi ‘liberi’ che il dibattito potrà arricchire.

A – Condizioni operative

In che modo si possono creare condizioni sufficienti per l’esercizio della valutazione nel design e nella attuazione dei processi di pianificazione? Come la valutazione contribuisce a relazionare le due azioni? Ai due quesiti si potrebbe rispondere assumendo due punti di vista distinti: positivo/esplicativo o normativo. Secondo il primo punto di vista i quesiti potrebbero essere così riformulati. Quali sono le condizioni favorevoli per una valutazione ‘utile’? Come si possono riconoscere le condizioni più favorevoli? Studi di caso ed esperienze forniscono materiali in proposito. Se consideriamo il secondo punto di vista (normativo) emerge con forza il tema dell’ institutional design (v. cap. 1 testo Miller, Patassini e contributo di Alexander).

B – Carattere politico della valutazione

La valutazione può aiutare a garantire i planning rights? Si tratta di diritti istituzionali basati su principi politico-normativi riconosciuti da autorità e socialmente accettati. La valutazione aiuta a comprendere come documenti, strumenti e azioni di piano riescano a farli propri.

Un secondo quesito può essere posto nel modo seguente: si può parlare di valutazione di parte (advocacy evaluation) quando la pianificazione si confronta con sistemi di valore e giustizia?

Queste domande riconoscono alla valutazione natura politica e un forte ancoraggio a ‘sistemi di valori’. La allontanano dal tradizionale modello scientista ereditato dal positivismo (l’approccio sperimentale è una coniugazione possibile di questo modello), avvicinandola ad approcci successivi. Ma si potrebbe anche ipotizzare che ogni valutazione sia implicitamente (se non esplicitamente) di parte (advocacy), con interessanti ricadute sull’ institutional design e, quindi, sul modo di porre i quesiti in A.

La relazione fra valutazione e planning rights è particolare, nel senso che la valutazione è uno dei ‘luoghi’ in cui i planning rights si oggettivano. Si tralasciano, per peculiarità evidenti, istruttorie, appelli e contenziosi che giocano un ruolo statutario nella pianificazione. Una forma di advocacy evaluation che i pianificatori potrebbero adottare (forse appiattita ad una sorta di ‘minimo deontologico’, ma consistente con valori universalmente condivisi) è monitorare e valutare piani, programmi, progetti e politiche per evidenziare se vi sia conformità procedurale e sostantiva con i planning rights delle popolazioni interessate (siano esse vittime o beneficiari).

C - Oggetti

Come gli oggetti (evaluandi) influiscono sulla valutazione? Sono i ‘metodi valutativi’ gli strumenti di cattura degli oggetti o non sono piuttosto questi a rielaborare continuamente i metodi?

I quesiti possono essere riformulati: quali sono i meriti e demeriti degli strumenti valutativi? Ma, soprattutto, come le contingenze (contesti, attori, obiettivi, audience e oggetti stessi) spiazzano un metodo rispetto ad un altro? (vedi contingency matrix of evaluation methods, Alexander).

D – Conformità e performance

La valutazione di performance si distingue da quella di conformità procedurale. A quest’ultima si farebbe ricorso per rispondere ad istanze organizzative e, in particolare, nei processi di pianificazione regolativa, mentre la prima riguarderebbe processi di tipo negoziale, concertativo, strategico. Si tratta, tuttavia, di una distinzione discutibile e non sempre valida. Conformità e performance possono riguardare entrambi gli approcci, possono coesistere e condizionarsi a vicenda.

Infatti, il successo di un’azione di piano o governo del territorio può proporre nuove regole di conformità il cui utilizzo potrebbe rendere più performativa l’azione.

E – Ricerca-azione e valutazione

La valutazione si colloca con qualche problema (e criticamente) all’interno di una pratica di ricerca-azione. Nei casi più interessanti questo tipo di pratica accompagna l’ente locale o libere associazioni nella costruzione di politiche, senza richiedere valutazione ‘indipendente’. Un esercizio di valutazione indipendente sarebbe una palese contraddizione.

L’esperienza evidenzia come un’azione partecipata solleciti valutazione partecipata, disancorata da un ciclo di progetto pre-definito, che si costruisce nel fare e si documenta ex-post in modo incrementale, evidenziando la dimensione ‘performativa’. Un eventuale modello di conformità potrebbe valere per il riconoscimento di forme di apprendimento o di efficaci procedure comunicative. La ricerca-azione rivendica la parzialità dello ‘sguardo valutativo’, la sua capacità di stimolare da un ‘punto terzo’ il rapporto fra ricerca e azione. In questa prospettiva potrebbe assumere valore ‘ermeneutico’.

F – Valutazione e pianificazione integrata

La valutazione nella pianificazione cerca di dare risposta a molti quesiti lungo il ciclo di piano. Tre sono i più rilevanti: perché si propone una determinata azione in un determinato contesto e in un determinato momento? Come viene realizzata? Quali effetti diretti e indiretti produce? Le risposte sono declinate secondo (meta-) criteri come coerenza procedurale, fattibilità tecnica, sostenibilità economico-finanziaria, accettabilità sociale, equità distributiva. L’uso e l’utilità di questi (meta-) criteri variano con la posizione nel ciclo.

Rispondendo al primo quesito si cerca di scoprire, motivare e comunicare il senso dell’azione, la sua validità teorica e pratica in un determinato contesto. Il secondo e il terzo quesito cercano di ritagliare (con fatica) i confini del dominio valutativo e per questo si collocano in una prospettiva di potenziale integrazione con altre azioni.

« settembre 2017 »
LunMarMerGioVenSabDom
    010203
04050607080910
11121314151617
18192021222324
252627282930 
attività
CALL a cura di Pietro Garau e Marichela Sepe
20/09/2017
20/09/2017