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Crescita? Decrescita? Verso un Ben-Essere sostenibile
Sostenibilità ed economia
Mestre (Ve)
16 aprile 2013

Ciclo di Incontri –confronti sulla sostenibilità
Un progetto degli Archivi della Sostenibilità Università Ca’ Foscari Venezia
in collaborazione con il Comune di Venezia, Attività e Produzioni Culturali.
Centro Culturale Candiani Mestre.
Coordinamento scientifico: Giorgio Conti

Martedì 16 aprile 2013 h. 17,30

Sostenibilità ed economia

Crescita? Decrescita? Verso un Ben-Essere sostenibile
Presentazione e discussione del film
“L’Economia della Felicità”
Regia: Helena N. Hodge
Anno di produzione 2011. Durata 65’ (G.B.)

Parteciperanno al dibattito:
Ignazio Musu, Università Ca’ Foscari Venezia
Ludovico Carrino, S.S.E. Scuola Superiore Economia, Università Ca’ Foscari
Sala Conferenze Quarto piano
Ingresso libero

Economia della Natura Vs natura dell’economia globalizzata
Tra recessione e decrescita, si afferma esistere la stessa differenza tra morire di fame e mettersi a dieta. Ma il mettersi a dieta, nei confronti dei cambiamenti climatici e della fine delle energie fossili, non basta. Sarà sempre più strategico conoscere come viene prodotto-consumato il cibo. Qual è il suo ciclo di vita (LCA): dalla culla alla bara? Quali impronte genera nell’ambiente? .L’Ecological Footprint: quanti ecosistemi acquatici e terrestri sono necessari a supportare le risorse utilizzate? La Carbon Footprint: quali sono le emissioni di gas a effetto serra? La Water Footprint: qual è il consumo di risorse idriche impiegate nell’intero processo produttivo? Per il ciclo produttivo di un Kg di carne di manzo servono 15.000 (sic) litri d’acqua, a fronte di 180 per un Kg di pomodori.
H. E. Daly, Oltre la crescita. L’economia dello sviluppo sostenibile (1996), sostiene che non può essere considerata la Natura come un’invariante della crescita illimitata dell’economia, al contrario è l’economia a dover dipendere dai limiti imposti dagli ecosistemi naturali.
Va ripensato il ruolo della scienza e della tecnologia nel determinare i valori che sottendono i modelli di sviluppo. Una scienza olistica agisce secondo Natura e non promuove “seconde nature insostenibili”, come quelle che hanno connotato i paesaggi industriali e rurali della Modernità. Una scienza responsabile si confronta anche con la qualità della vita che produce. Una scienza e una tecnologia che sappiano riconvertire l’attuale economia. Lester R. Brown (fondatore e presidente dell’Earth
Policy Institute di Washington) e autore del libro: ”9 miliardi di posti a tavola. La nuova geopolitica della scarsità di cibo” (2012), ci rammenta che negli USA dopo Pearl Harbor, per merito dell’allora presidente Roosevelt, l’industria automobilistica in appena un mese fu trasformata in industria bellica.”Dunque il cambiamento è possibile”
Come si valuta l’Economia della Felicità? Qualcuno, duemila anni fa in Palestina, dopo aver cacciato i mercanti dal tempio, aveva profetizzato che: “ Non si vive di solo pane!”.
Così come oggi non si vive di solo PIL. Quest’ultimo, trascurando il valore d’uso delle risorse, registra solo i prezzi delle merci: il loro valore di scambio. All’automobile (una merce), che ha un costo, possiamo rinunciare, senza l’aria pulita (un bene comune, spesso inquinato dal traffico), che ha un valore fondamentale per la vita, ma è gratis, non potremmo vivere.
Giorgio Conti

“L’Economia della Felicità”
L’economia della felicità si rifà al concetto di ri-localizzazione economica. Secondo molti attivisti e studiosi intervistati nel documentario, la globalizzazione delle attività agricole, industriali, del terziario ha portato non solo cambiamenti climatici inaspettati e ingestibili, ma anche disparità sociali, alienazione, stress e solitudine a livello umano. Helena Norberg-Hodge, Premio Nobel alternativo, ci elenca otto scomode verità sulla globalizzazione. Biologicamente e culturalmente, la nostra idea di esistenza si è tramutata in spirito di sopravvivenza, con pochi slanci di vitalità e tanti momenti di sconforto. Un mercato globale che non tiene conto delle diversità di popoli e culture é un sistema che rende infelici. La soluzione che può traghettare i popoli verso una migliore qualità dell’esistenza passa proprio per la “ri-localizzazione”, che implica meno passaggi tra produttore e consumatore e restituisce il contatto profondo con le nostre origini. I pensatori e gli studiosi intervistati nel documentario provengono da tutti i continenti: tra essi Samdhong Rinpoche, primo ministro del governo del Tibet in esilio, e dall’India Vandana Shiva, attivista politica e ambientale.

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