pubblicazioni
CALL a cura di Pietro Garau e Marichela Sepe
Per una versione italiana del “Global Public Space Toolkit”

Nel corso della quarta edizione della Biennale dello Spazio Pubblico, recentemente conclusa, il workshop “Il Paese che Vorrei 2.0”- proseguimento dell’evento multimediale INU tenutosi a Cagliari nell’Aprile 2016 - ha deciso di produrre la versione italiana del Global Public Space Toolkit. Il Global Toolkit, risultato di una collaborazione tra UN-HABITAT ed INU, raccoglie casi di studio esemplificativi di buone pratiche di progettazione, realizzazione, e gestione di spazi pubblici urbani che illustrano i principi della “Carta dello Spazio Pubblico” nata nel corso del World Urban Forum di Napoli del 2012, approvata dalla Biennale 2013 e successivamente adottata dal Consiglio Comunale della stessa citta’.
I casi di studio del Global Public Space Toolkit provengono da tutto il mondo. La versione italiana si propone invece di raccogliere casi di studio dal nostro paese, in misura di almeno uno per ogni principio della Carta. Si prevede una versione in lingua italiana come pure una in lingua inglese. Ci si propone di presentare a diffondere tale versione inglese nel corso del World Urban Forum 2018 che avra’ luogo a Kuala Lumpur. Malesia, nel febbraio del prossimo anno.

I casi di studio dovranno fare riferimento ad uno o piu’ principi della Carta, riportata in calce. Il testo dovra’ essere contenuto in non più di 3000 caratteri ed essere corredato dai dati di seguito indicate e da almeno una fotografia digitale (jpeg 300dpi).
I casi di studio dovranno essere presentati in lingua italiana ed in lingua inglese.

Struttura dei casi studio

Principi della Carta a cui si riferisce il caso

Planimetria-disegno
Luogo (città, quartiere, indirizzo)
Superficie
Istituzioni coinvolte o spazio pubblico nato spontaneamente
Finanziamenti
Progetto urbano o urbanistico di base
Politiche attivate
Tipo di usi
Elementi che testimoniano il successo del caso studio
Sitografia, riferimenti bibliografici, eventuale questionario etc.. che documentino l’esperienza

I casi di studio dovranno pervenire entro il 31 agosto 2017 ai seguenti indirizzi e-mail: pietro.garau@gmail.com, marisepe@unina.it

ANNESSO: CARTA DELLO SPAZIO PUBBLICO

VERSIONE ITALIANA
Il documento che segue costituisce il contributo della Biennale dello Spazio Pubblico ad un processo di approfondimento sullo stesso tema che sarà condotto a livello globale in collaborazione con il Programma delle Nazioni Unite per gli Insediamenti Umani (UN-Habitat), al fine di apportare un contributo significativo al processo preparatorio della terza Conferenza delle Nazioni Unite sugli Insediamenti Umani che si terrà nel 2016.

Indice

Preambolo

I. Definizione dello spazio pubblico

II. Tipologie dello spazio pubblico

III. Creazione dello spazio pubblico

IV. Ostacoli alla creazione, gestione e fruizione dello spazio pubblico

V. Gestione dello spazio pubblico

VI. Fruizione dello spazio pubblico

Preambolo

1. Oltre alla volontà di esibire buoni progetti e realizzazioni esemplari, la Biennale dello Spazio Pubblico nasce anche da una forte esigenza di sostenere la volontà di tanti cittadini e di amministratori lungimiranti ed efficienti di fare dello spazio pubblico la bandiera della civiltà urbana.

2. I punti fermi di questo documento sono a) che è utile dare una definizione chiara e comprensibile di spazio pubblico, b) che lo spazio pubblico va considerato un bene comune, c) che la Carta deve contenere principi ragionevoli e condivisi in merito all’ideazione, la progettazione, la realizzazione, il mantenimento, la fruizione e la trasformabilità dello spazio pubblico, d) che essa deve essere un documento breve e, proprio come lo spazio pubblico, accessibile a tutti.

3. La “Carta dello Spazio Pubblico” vuole essere il documento di tutti coloro che credono nella città e nella sua straordinaria capacità di accoglienza, solidarietà, convivialità e condivisione; nella sua inimitabile virtù nel favorire la socialità, l’incontro, la convivenza, la libertà e la democrazia; e nella sua vocazione ad esprimere e realizzare questi valori attraverso lo spazio pubblico. Al medesimo tempo, la città registra l’inasprimento delle ineguaglianze economiche, sociali, etniche, culturali, e generazionali. Lo spazio pubblico deve essere il luogo dove i diritti di cittadinanza sono garantiti e le differenze sono rispettate ed apprezzate.

4. La Carta si basa su una accezione ampia ed inclusiva del concetto di cittadinanza che non coincide con il significato giuridico del termine. Tutti, in quanto fruitori, sono cittadini e hanno i medesimi diritti e doveri nei riguardi dello Spazio Pubblico.

5. Quando i cittadini coincidono con gli abitanti stabilmente insediati, essi hanno diritto di essere coinvolti, tramite processi partecipativi, nella creazione e gestione dello spazio pubblico.

I. Definizione dello spazio pubblico

6. Lo spazio pubblico è ogni luogo di proprietà pubblica o di uso pubblico accessibile e fruibile a tutti gratuitamente o senza scopi di lucro. Ciascun spazio pubblico ha proprie caratteristiche spaziali, storiche, ambientali, sociali ed economiche.

7. Gli spazi pubblici sono elemento chiave del benessere individuale e sociale, i luoghi della vita collettiva delle comunità, espressione della diversità del loro comune patrimonio culturale e naturale e fondamento della loro identità, in linea con quanto espresso dalla Convenzione Europea del Paesaggio. La comunità si riconosce nei propri luoghi pubblici e persegue il miglioramento della loro qualità spaziale

8. Gli spazi pubblici consistono in spazi aperti (come strade, marciapiedi, piazze, giardini, parchi) e in spazi coperti creati senza scopo di lucro a beneficio di tutti (come biblioteche, musei). Entrambi, quando possiedono una chiara identità possono essere definiti come “luoghi”. L’obiettivo è che tutti gli spazi pubblici possano divenire luoghi.

9. Esistono diverse opinioni in merito al fatto che gli spazi pubblici debbano o meno essere di proprietà pubblica. Tuttavia, gli spazi pubblici che sono anche di proprietà pubblica offrono garanzie più sicure di accessibilità e fruibilità nel tempo, essendo meno soggetti alle legittime modifiche d’uso proprie della proprietà privata.

10. Lo spazio pubblico, ove il rispetto del valore naturale e storico lo renda possibile, deve essere reso accessibile e privo di barriere per i disabili motori, sensoriali e intellettivi.

11. Analogamente, ogni area, ancorché di proprietà pubblica e priva di recinzioni, che per le sue caratteristiche risulti sostanzialmente non fruibile dal pubblico - pendii non percorribili, aree abbandonate, o di risulta e “ritagli”, ecc. - non può essere considerata uno spazio pubblico né tantomeno conteggiata nelle dotazioni di servizi e infrastrutture pubbliche.

12. Di converso, le aree di proprietà pubblica non ancora accessibili e/o fruibili devono essere considerate come “potenziali spazi pubblici”, e quindi come risorsa preziosa per il potenziamento e aggiornamento del sistema di spazio pubblico esistente, e quindi della qualità urbana nel suo complesso.

II. Tipologie di spazio pubblico

13. Gli spazi pubblici si possono distinguere in: a) spazi che hanno esclusivo o prevalente carattere funzionale; b) spazi che presuppongono o favoriscono fruizioni individuali; e c) spazi che, per intrecci fra funzione, forma, significato, e soprattutto nel rapporto costruito/non-costruito, hanno prevalente ruolo di fattori di aggregazione o di condensazione sociale. Nella rete di questi ultimi è l’essenza di una città.

14. Gli spazi pubblici:

a) Sono la rete fisica e il supporto per il movimento e la sosta delle persone e dei mezzi, da cui dipende il funzionamento e la vitalità delle città;

b) Ospitano attività di mercato e rendono accessibili le attività commerciali in sede fissa, i locali pubblici e gli altri servizi (collettivi e non, pubblici e privati) in cui si esprime la dimensione socio-economica delle città;

c) Offrono preziose opportunità di svago, esercizio fisico e rigenerazione per tutti (parchi, giardini, attrezzature sportive pubbliche);

d) Aiutano a promuovere l’istruzione e la cultura (e.g. musei, biblioteche pubbliche);
e) Sono luoghi della memoria individuale e collettiva, in cui l’identità dei cittadini si specchia e trova alimento, facendo crescere la consapevolezza di essere parte di una collettività;

f) Promuovono la convivialità,
l’incontro e la libertà di espressione;

g) Sono parte integrante e significativa dell’architettura e del paesaggio urbano, con un ruolo determinante sull’immagine complessiva della città;

15. Per le caratteristiche sopra indicate, essi rappresentano la principale risorsa a disposizione delle amministrazioni pubbliche su cui costruire politiche integrate e ad ampio raggio di pianificazione urbana, di riqualificazione morfologica e funzionale dei tessuti urbani e di rigenerazione sociale ed economica.

III. Creazione dello spazio pubblico

16. Gli spazi pubblici devono essere progettati nel pieno rispetto di ogni forma di diversità.

17. Lo spazio pubblico è palestra di democrazia, occasione per creare e mantenere nel tempo il sentimento di cittadinanza e di consapevolezza del ruolo che ciascuno di noi ha e può avere, con il proprio stile di vita quotidiano e per l’ambiente in cui vive.

18. È bene che le decisioni relative alla creazione, alla gestione e alla regolazione della fruizione dello spazio pubblico siano sottoposte a processi partecipativi comprensibili e trasparenti con l’insieme degli attori interessati. Tali processi, siano istituzionalizzati, regolati o spontanei, sono da configurarsi come diritto degli abitanti della città e non come unilaterale iniziativa dell’amministrazione.

19. È indispensabile guardare agli spazi pubblici urbani come a un sistema continuo, articolato e integrato, che si sviluppi dalla scala delle relazioni di vicinato a quella dei grandi sistemi ambientali, per favorire la diffusione della loro godibilità all’intera comunità e innalzare la qualità urbana.

20. Progettare spazi pubblici significa anche tenere in conto pratiche alternative e creative basate su nuove tecniche di comunicazione e di uso della città.

21. Il sistema urbano degli spazi pubblici, in quanto rete dei luoghi elettivi del vivere associato, necessita di una visione d’insieme che ne evidenzi le peculiarità da mantenere, valorizzare e comunicare. E’ pertanto consigliabile che i governi locali si dotino di uno specifico documento di indirizzi per la rete degli spazi pubblici.

22. Nella rete degli spazi pubblici è opportuno siano individuate polarità e aggregazioni, evitando che ostacoli psicologici rafforzino o consolidino ostacoli fisici. La ricucitura e il miglioramento dello spazio pubblico come strategia di riqualificazione delle periferie e delle zone suburbane dovrebbero includere il miglioramento delle connessioni, l’aumento della multifunzionalità e della fruibilità e la riduzione dei fenomeni di privatizzazione ed esclusione.

23. L’eliminazione o il superamento delle barriere fisiche che impediscono o limitano l’accesso ad alcune categorie di utenti è pertanto un obiettivo prioritario da perseguire tanto nella progettazione di nuovi spazi pubblici che nell’adeguamento di quelli esistenti.

24. Nei piani di estensione delle città di nuova urbanizzazione, la cui popolazione raddoppierà nei prossimi 10-20 anni, (Africa e Asia), è della massima importanza stabilire sufficienti dotazioni di spazi pubblici ben connessi e di proporzioni adeguate.

25. La progettazione deve essere attenta ai costi di manutenzione e gestione. Deve usare soluzioni semplici e materiali locali, durevoli, facilmente sostituibili e climaticamente adeguati.

26. La riqualificazione del patrimonio pubblico dismesso è una grande occasione per potenziare la dotazione e la qualità dello spazio pubblico urbano. Negli interventi di riconversione di aree dismesse private, l’estensione e il disegno dei nuovi spazi pubblici deve tener conto sia delle esigenze ambientali (e delle eventuali carenze da compensare), che del ruolo e delle relazioni socio-economiche di tutto il settore urbano in cui si inseriscono.

27. La funzione degli spazi pubblici urbani per la regolazione ambientale (drenaggio, microclima...), per la protezione di aree di valore ambientale (ripe fluviali, aree umide o di elevata biodiversità), e per la riduzione dei rischi ambientali urbani va presa in considerazione sia in fase di ideazione che di gestione.

28. Nelle aree distrutte da eventi catastrofici gli spazi pubblici devono costituire il momento di avvio del processo di ricostruzione.

29. La creazione, il miglioramento e la gestione degli spazi pubblici può essere occasione per creare nuovi posti di lavoro e di investimento privato, anche in ottemperanza alle indicazioni della Convenzione Europea del Paesaggio.

30. La progettazione in chiave partecipativa ed interdisciplinare dello spazio pubblico è occasione entusiasmante per urbanisti, paesaggisti, architetti, tecnici e designer per esprimere appieno il loro ruolo sociale.

IV. Ostacoli alla creazione, gestione e fruizione di buoni spazi pubblici

31. Costituiscono ostacoli alla creazione, gestione e fruizione di buoni spazi pubblici:

a. La mercificazione della socialità urbana (come la proliferazione di poli specializzati per lo shopping ed il tempo libero, le attrezzature sportive private,etc.);

b. La diminuzione delle risorse disponibili per la creazione e la manutenzione di spazi pubblici dovuta all’indebolimento delle entrate fiscali e alla frequente inefficienza delle politiche di spesa);

c. La declinante capacità rivendicativa dei cittadini;

D. L’indebolimento della coesione sociale, la mancanza di rispetto da parte di ampie fasce di cittadini nei confronti dei beni di proprietà pubblica, e la crescente frequenza di atti di vandalismo;

e. Le pressioni esercitate dagli interessi speculativi;

f. Modalità di progettazione che ignorano criteri di polifunzionalità e di connessioni funzionali;

g. Le difficoltà di molti enti locali ad assumere un ruolo efficace di regia pubblica;

h. La settorializzazione della struttura amministrativa e la frequente incomunicabilità tra gli uffici;

i. La vulnerabilità di molti spazi pubblici ad utilizzazioni improprie, dovuta, ad esempio, alla trasformazione di piazze in parcheggi di superficie, all’occupazione veicolare di spazi di passaggio pedonale, alle occupazioni di suolo pubblico per attività commerciali o di ristorazione in eccesso rispetto allo spazio consentito;

j. Insicurezza reale o percepita degli spazi pubblici, con conseguenti effetti di scarsa frequentazione, di abbandono e di degrado;

k. La concezione secondo cui la “rete” e i “social network” siano diventati i “nuovi spazi pubblici”, al punto da decretare la fine o comunque il superamento di quelli tradizionali.

l. L’assenza di indicazioni e riferimenti, che può provocare una condizione di profondo disorientamento nei fruitori dello spazio urbano.

V. Gestione dello spazio pubblico

32. La gestione dello spazio pubblico è responsabilità preminente delle autorità locali. Per essere esercitato con successo, questo ruolo ha bisogno della attiva collaborazione dei cittadini, della società civile e del settore privato.

33. La riduzione del traffico automobilistico privato nelle città è una condizione primaria per migliorare le condizioni ambientali e per riqualificare e rendere più vivibili gli spazi pubblici. Favorire la mobilità a consumo zero di energia, come la pedonalità e la ciclabilità, significa migliorare sia le condizioni ambientali che la qualità degli spazi pubblici e della vita urbana.

34. L’educazione ad un uso responsabile degli spazi pubblici è la forma meno costosa di gestione e manutenzione. È utile condurre campagne educative nelle scuole, sui media , sulla rete per educare i cittadini ad un uso virtuoso dello spazio pubblico.

35. La realizzazione di interventi relativi allo spazio pubblico determina consistenti incrementi di valore. Conseguentemente, almeno parte di essi deve essere recuperata a beneficio della comunità.

36. L’insufficiente integrazione delle fasi di realizzazione e gestione delle opere contribuisce all’indebolimento della coscienza civica nell’uso di beni collettivi e al degrado degli spazi pubblici dopo che questi sono stati realizzati o riqualificati. La realizzazione di opere di costruzione o riqualificazione di spazi pubblici deve essere accompagnata da indicazioni e previsioni in merito alla manutenzione dei luoghi e delle attrezzature.

37. Dopo la realizzazione (ex novo o ristrutturazione) degli spazi, l’amministrazione pubblica dovrebbe dare la possibilita’ ai cittadini e alle loro associazioni di organizzare eventi, manifestazioni e quanto altro possa contribuire a stabilizzare la frequentazione e l’utilizzo permanente degli spazi oggetto di intervento.

38. La previsione di strategie gestionali dialogiche e partecipate in fase di progettazione/programmazione è decisiva per l’ “appropriazione” degli spazi da parte delle comunità locali, per il contenimento dei costi manutentivi e per l’incentivazione di forme di co-gestione.

39. In termini di superficie, le strade, le piazze, i marciapiedi costituiscono la porzione preponderante dello spazio urbano di uso pubblico. È quindi importante che il loro uso venga disciplinato in modo da conciliare le diverse funzioni che sono chiamati a svolgere dando priorità alla mobilità pedonale e non motorizzata.

40. Le limitazioni sia temporali che fisiche all’uso degli spazi pubblici aperti dovuti a motivi di sicurezza non devono limitarne irragionevolmente la fruizione da parte del pubblico.

41. La privatizzazione e cessione degli spazi pubblici ad attori privati è un fenomeno che interessa le città di tutto il mondo, dove importanti risorse in termini di spazio pubblico vengono sistematicamente alienate o date in gestione esclusiva a privati per una varietà di motivi: creare risorse di bilancio, incrementare l’investimento privato, per la pressione di lobby e gruppi d’interesse, come risultato di corruzione, per la mancanza di capacità di gestione. L’amministrazione pubblica da una parte, e i cittadini dall’altra, devono dotarsi di meccanismi di controllo e di valutazione di queste politiche.

42. E’ importante adottare politiche atte ad incoraggiare la permanenza del piccolo artigianato e degli esercizi commerciali di prossimità, che contribuiscono sia alla qualità della vita, che alla frequentazione e vivacità degli spazi pubblici di uso quotidiano.

VI. Godimento dello spazio pubblico

43. Tutti i cittadini, indipendentemente dal loro ruolo, sono fruitori dello spazio pubblico. E tutti hanno diritto di accedervi ed usarlo in piena libertà nel rispetto delle regole della convivenza civile. Nella città sempre più complessa e diversa, ciò richiede processi democratici, dialogo e attenzione alla diversità.

44. La partecipazione dei cittadini e in particolare della comunità dei residenti è di cruciale importanza per la manutenzione e gestione degli spazi pubblici, in particolare nei contesti di povertà e limitate risorse pubbliche (come quelli dei cosiddetti paesi in via di sviluppo). Forme di partenariato fra cittadini, pubblica amministrazione e privati sono di grande importanza in tutti i contesti.

45. Il godimento dello spazio pubblico comporta diritti e doveri. Il diritto a godere di spazi pubblici adeguati comporta il dovere di concorrere a questo obiettivo attraverso modalità liberamente scelte, che possono variare dalla semplice assunzione di comportamenti responsabili a livello individuale collettivo fino al coinvolgimento in iniziative di cittadinanza attiva.

46. La fruizione degli spazi pubblici è un ingrediente fondamentale per la determinazione di indicatori di qualità degli stessi, da utilizzare nell’intero ciclo di creazione-gestione-fruizione.

47. L’uso pacifico degli spazi pubblici per cortei, comizi e manifestazioni è espressione integrale della democrazia. Pertanto, tale uso non può essere negato senza validi e giustificati motivi.

48. Gli eventi e gli interventi a carattere temporaneo ivi inclusa la cosiddetta “arte pubblica urbana”, specialmente se ricondotti ad una strategia generale, sono una forma di fruizione dello spazio pubblico che può diventare una “buona pratica” per attribuire senso e qualità urbana a “spazi in attesa” in tempi brevi, con bassi costi ed un forte coinvolgimento della comunità.

49. Il godimento dello spazio pubblico è inscindibile da una sua utilizzazione civile, rispettosa e responsabile. La qualità della fruizione è quindi legata non solo alla dotazione, alla distribuzione, alla qualità ed al livello di manutenzione degli spazi pubblici, ma anche ai comportamenti dei singoli cittadini.

50. La buona fruizione degli spazi pubblici e’ strettamente legata alla loro mutabilità e adattabilità, in relazione all’evoluzione delle esigenze dei cittadini.

Adottata a Roma, sessione conclusive della II Biennale dello Spazio Pubblico, 18 maggio 2013.

[ Ultima modifica il 13 settembre 2017 ]
allegati

 Carta dello spazio pubblico - PDF, 86.2 Kb

 English version - PDF, 127.7 Kb

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