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Legge governo del territorio veneta
A dieci anni dall’approvazione è necessario un intervento

A dieci anni dall’approvazione della legge sul governo del territorio veneta appare quanto mai evidente quanto il provvedimento abbia bisogno di un “tagliando”. Nuove urgenze e priorità si sono imposte: parole d’ordine come limitazione del consumo di suolo, rigenerazione urbana, prevenzione dal dissesto idrogeologico sono esigenze operative imprescindibili, sospinte da una lato dalla repentinità dei cambiamenti climatici, che impone un nuovo modello di cura e gestione del territorio, e dall’altro dalla lunga crisi del settore immobiliare, che rende anti – economico il consumo del territorio in luogo del riutilizzo dell’esistente.

Ieri a Treviso la sezione regionale dell’Istituto Nazionale di Urbanistica ha promosso un incontro proprio per tracciare un bilancio sul rendimento della legge, e proporre miglioramenti che siano in grado di metterla, si potrebbe dire, al passo con i tempi. Si registra che i nuovi piani urbanistici redatti con la guida di quella legge devono affrontare oggi una fase caratterizzata da ridotte espansioni e da significativi processi di riconversione di aree che hanno perso la funzione originaria. Questo impone un’attenzione nuova per quelle pratiche che sono classificabili sotto la denominazione di “progetti urbani”. Si tratta di interventi senza o al di là del piano urbanistico, molto diffusi soprattutto nelle città più grandi in quanto, a fianco di una reale difficoltà nella redazione di uno strumento diventato nel tempo sempre più complesso, consentono una gestione delle trasformazioni urbane adeguate alle priorità politiche e immobiliari del momento. Un aggiornamento della legge regionale dovrebbe tenere conto di questa pratiche, incentivarle, renderle più fluide e ancora più efficaci. Si può agire su vari strumenti già costruiti dalla legge del 2004.

Innanzitutto il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento: esso dovrebbe potenziare il suo ruolo di indirizzo di progetti speciali non ponendo solo vincoli. Andrebbe inoltre rafforzato il ruolo strutturale del Piano di Assetto del Territorio con le funzioni di difesa del territorio, pianificazione paesaggistica in rapporto con i piani di coordinamento, scelte infrastrutturali. Andrebbero individuati gli ambiti, dove si pianifica con i PAT: gli ambiti metropolitani e l’area vasta, liberando i piccoli comuni da questo compito. Il Piano casa andrebbe portato nell’ambito del Piano degli interventi valorizzando soprattutto la questione energetica e valutando in che modo si possono avviare progetti complessi in ambito urbano. Questo consentirebbe anche di portare a regime gli incentivi del piano casa valutando però le questioni dei diversi territori e degli oneri.

I processi di recupero e riqualificazione urbana non sono più solo una opportunità, stanno diventando l’unica modalità possibile di intervento nelle città. Quello dell’espansione e del consumo di territorio è un modello ormai superato, ed è inevitabile tenerne conto aggiornando gli strumenti di pianificazione che abbiamo a disposizione.

Andrea Rumor
Presidente sezione Veneto Istituto Nazionale di Urbanistica

[ Ultima modifica il 19 dicembre 2017 ]
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