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Veneto, Norme per il governo del territorio, LR 23 aprile 2004, n. 11, Edizioni il Sole 24 Ore, Milano, 2006
La questione del paesaggio: nuove forme di pianificazione

Dal Codice dei Beni culturali e del paesaggio al nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento

L’evoluzione della questione paesaggistica tra legislazione statale e regionale

La riforma urbanistica nella Regione Veneto coincide temporalmente con la fase di ridisegno in forma unitaria della disciplina afferente ai beni culturali [1]. L’emanazione del nuovo Codice [2], infatti, precede solo di qualche mese la promulgazione della nuova legge urbanistica regionale e dei successivi "provvedimenti" della Giunta Regionale che ne sanciscono la definitiva applicazione.

Oggi, a breve distanza dall’entrata in vigore della nuova Lur (dopo un processo di revisione avviato alla fine degli anni Novanta), s’impone la necessità di procedere ad una verifica volta a determinare le ricadute del Codice sulla legge regionale n. 11 del 2004. Già in passato il legislatore regionale si era trovato ad affrontare una situazione simile, quando la neonata legge urbanistica regionale n. 61 del 1985 dovette essere adeguata alle disposizioni dettate dalla legge n. 431 del 1985.

Le finalità del Codice sono volte principalmente alla risoluzione dei conflitti istituzionali emersi a seguito della riforma del Titolo V della Costituzione ed alla ridefinizione dell’insieme delle competenze nella gestione del patrimonio culturale; ma è nel sistema della pianificazione che si ritrovano gli elementi di maggiore rilievo.

Il parallelismo temporale tra Lur e Codice ha impedito che il testo normativo regionale potesse nelle materie comuni ispirarsi ad esso, introducendo ad esempio l’innovativa forma linguistica di beni paesaggistici rispetto alla tradizionale locuzione di beni ambientali, oppure precisando i contenuti paesaggistici degli strumenti urbanistici. Ciò nonostante è comunque possibile ritrovare delle affinità tra i due impianti legislativi, riconducibili alla comune matrice disciplinare afferente al paesaggio prefigurata dapprima nella Convezione europea sul paesaggio [3] e successivamente nell’Accordo Stato-Regioni [4].

Il percorso di riassetto della materia urbanistica nel Veneto ha coinciso altresì con l’avvio della revisione, o meglio della ristesura, dello strumento posto originariamente all’apice della piramide gerarchica dei piani urbanistici: il Ptrc, al quale era stata anche attribuita la valenza paesistica [5].

La questione paesaggistica, a livello regionale, è relativamente recente e risale al 1972 allorquando, con il DPR n. 8 del 15 gennaio, vennero trasferite alle regioni a statuto ordinario le funzioni amministrative statali in diverse materie oltre alle competenze in ordine all’approvazione dei piani territoriali paesistici, strumenti facoltativi di natura urbanistica volti alla protezione delle bellezze naturali d’insieme, già previsti all’art. 5 della legge n. 1497 del 1939.

L’azione regionale in materia di paesaggio s’inserisce in un percorso, avviato a livello nazionale all’inizio del secolo scorso, all’interno del quale si è assistito ad un’evoluzione della locuzione "paesaggio" a cui sono corrisposte, nel corso degli anni, semantiche diverse. Si è passati da una definizione di bellezze naturali e panoramiche, che rimandava ad un significato estetico-tradizionale [6], ad una di beni culturali-ambientali [7], frutto della combinazione dei lineamenti estetico-naturalistici con quelli storico-artistci, per approdare ad una nozione di beni ambientali [8] che spaziava dall’ambiente sino al governo del territorio.

Fin dagli inizi della sua attività pianificatoria la Regione Veneto ha inserito tra i propri strumenti urbanistici il Piano Territoriale Regionale di Coordinamento, volto alla disciplina generale dell’intero territorio regionale, ed ha dedicato particolare attenzione al tema del paesaggio ponendo in relazione i contenuti urbanistico-territoriali del Ptrc con quelli intrinseci della pianificazione paesistica. Infatti già nella legge regionale n. 27 del 1973 era stato stabilito che nel Ptrc venissero "individuate le vaste località" come previsto dalla legge del 1939 "ai fini della formazione di piani territoriali paesistici" da redigere con la stessa procedura del Ptrc.

Malgrado sin dal 1973 la normativa regionale contemplasse le linee fondamentali per la pianificazione paesistica, queste non ebbero alcuna ricaduta applicativa fino al 1986 quando si giunse all’adozione del primo e tuttora vigente Ptrc.

Il Veneto rispondendo alle disposizioni della L. 431/85, che aveva stabilito l’obbligatorietà per le regioni di sottoporre "a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio […] mediante la redazione di piani territoriali paesistici o di piani urbanistico-territoriali aventi le medesime finalità di salvaguardia dei valori paesisitici e ambientali", attribuì attraverso la legge regionale n. 9 del 1986 valenza paesistica al primo Ptrc, allora in fase di adozione.

La nozione giuridica di paesaggio contenuta nella 431/85 si raccorda alle cosiddette bellezze d’insieme della 1497/39 "fino a ricomprendervi ex lege intere tipologie territoriali individuate non previa valutazione puntuale graduata sulla specifica realtà, ma per classi astratte di parti del territorio che definiscono le linee del paesaggio naturalisticamente inteso. Il modus procedendi della 431/85, per tipi comprendenti vaste località, sembrerebbe spingere ulteriormente l’impianto normativo della materia del paesaggio-beni ambientali ad orbitare piuttosto in un ambito naturalistico, afferente alla tutela dell’ambiente e al governo del territorio, che non in un ambito propriamente culturale. […] La facoltà per le regioni di adottare un piano territoriale urbanistico con valenza paesistica e ambientale, strumento che richiama il modello del piano territoriale di coordinamento, dimostra la permeabilità di tale intervento legislativo alle influenze della tesi onnicomprensiva del paesaggio visto come forma dinamica del territorio indissolubilmente legata all’assetto della pianificazione urbanistica." [9]

L’attenzione al paesaggio, espressa con il conferimento della valenza paesistica al primo Ptrc, viene ulteriormente ribadita dalla L.R. 61/85 che prevede tra gli strumenti di pianificazione il Piano d’area [10], inteso come articolazione del processo di governo del territorio regionale volto ad approfondire, su ambiti territoriali definiti, questioni connesse alla pianificazione dei valori paesistico-ambientali.

L’esteso ricorso ai piani d’area, alcuni dei quali adottati contestualmente al primo Ptrc, costituisce un’esperienza unica a livello nazionale per quanto concerne la quantità, la significatività degli ambiti oggetto d’intervento, ed i contenuti prevalentemente attinenti alla sfera naturalistico-ambientale.

La nuova Lur e la riforma introdotta dal Codice

All’atto della promulgazione della L.R. 11/04 i riferimenti legislativi statali, concernenti le funzioni e i compiti amministrativi in materia di territorio e ambiente e quelli inerenti la tutela e la gestione del paesaggio, erano costituiti rispettivamente dai decreti legislativi nn. 112 del 1998 e 490 del 1999.

Occorre sottolineare che il DLgs 112/98 pur non discostandosi dall’ampia nozione della materia paesistica definita dal DPR 616/77 introduce all’articolo 148 le definizioni di beni culturali e beni ambientali. I primi si compongono essenzialmente del patrimonio storico, artistico e monumentale, archeologico e dei beni che costituiscono testimonianza avente valore di civiltà; i beni ambientali invece sono "quelli individuati in base alla legge quale testimonianza significativa dell’ambiente nei suoi valori naturali o culturali."

Successivamente la riforma normativa (legislativa e regolamentare) sui beni culturali e ambientali, confluita nel Testo Unico approvato con il DLgs 490/99, nonostante avesse rubricato al Titolo II i "beni paesaggistici e ambientali", nel definire gli oggetti da sottoporre a tutela accomuna sotto la sola locuzione di beni ambientali, sia quelli sottoposti a vincolo ai sensi della 1497/39, sia le aree individuate ex lege dalla 431/85. A tal proposito si può affermare che "neanche il TU sembrerebbe aver risolto la rilevante confusione, terminologica e concettuale, esistente in materia." [11]

È importante ricordare, infine, che nel 2001 la legge costituzionale n. 3 ha modificato il Titolo V della parte seconda della Costituzione attribuendo allo Stato la legislazione esclusiva in materia di tutela dell’ambiente e dei beni culturali, ed includendo tra le materie di legislazione concorrente il governo del territorio e la valorizzazione dei beni culturali e ambientali.

Come già affermato la L.R. 11/04 è stata promulgata prima dell’entrata in vigore del Codice dei beni culturali e del paesaggio e quindi nel suo testo non si ritrovano le rilevanti innovazioni introdotte da quest’ultimo.

Per quanto concerne le nuove definizioni nel testo regionale non si parla di patrimonio culturale, sotto la cui voce il Codice, invece, comprende i beni culturali e i beni paesaggistici superando la concezione essenzialmente estetizzante o ambientale di paesaggio, declinata rispettivamente dalle leggi 1497/39 e 431/85.

Viene così reso inscindibile il rapporto tra beni culturali e paesaggio rispettando il dettato dell’art. 9 della Costituzione [12].

Scompare quindi la locuzione beni ambientali che continua invece a permanere nella nuova legge urbanistica regionale.

Altrettanto importante, sotto il profilo delle definizioni, è il mutamento dei contenuti e delle finalità che il Codice delinea per gli istituti della tutela e della valorizzazione: orientando la prima "in termini di principio verso un’accezione più circostanziata e tipizzata" e lasciando "ogni altra funzione, a cominciare dalla valorizzazione, espressamente e inequivocabilmente subordinata" [13].

È nelle modalità d’attuazione dei recenti principi normativi, statali e regionali, che si rinvengono, invece, alcune analogie relativamente alla gestione dei processi di trasformazione territoriale.

Entrambi pongono come cardine della normativa d’uso del territorio la pianificazione.

Nel Codice la pianificazione paesaggistica costituisce il fondamento di qualsiasi iniziativa pubblica che abbia come oggetto il territorio inteso nella sua integralità e globalità. "La centralità assunta dalla pianificazione e la concezione estensiva ed integrata del paesaggio consentono di superare la limitatezza delle disposizioni volte a tutelare sia singoli oggetti che determinate porzioni di territorio." [14] Sotto questo profilo tutto il territorio può considerarsi paesaggio, così come sancito dalla Convenzione europea.

Il piano paesaggistico, la cui estensione è resa obbligatoria all’intero territorio regionale, costituisce quindi lo strumento per l’individuazione dei beni paesaggistici e per il riconoscimento delle diversità e qualità dei valori culturali e naturali. La costruzione del piano passa attraverso una sequenza di fasi che il legislatore ha ben dettagliato. La scansione proposta prevede dapprima la suddivisione del territorio in ambiti omogenei, da graduare in rapporto al diverso livello di valore paesaggistico funzionale al grado di rilevanza e integrità, successivamente l’attribuzione ad ogni ambito riconosciuto dei corrispondenti obiettivi di qualità paesaggistica.

Tale procedura è valida sia per i piani paesaggistici che per quelli urbanistico-territoriali con specifica considerazione dei valori paesaggistici, entrambi ammessi dal Codice e denominati univocamente piani paesaggistici. È demandata alla libera facoltà del legislatore regionale la scelta di prevedere l’una o l’altra tipologia di piano.

L’istituto della pianificazione territoriale postulato dalla nuova Lur ricalca la matrice tecnico-culturale delineata nella previgente L.R. 61/85.

Il governo del territorio viene attuato attraverso un insieme di strumenti tra i quali il Ptrc nella cui configurazione è possibile cogliere un esplicito richiamo alla pianificazione paesistica ed alla valenza ambientale. Il comma 6 dell’art. 3 prevede che gli strumenti di pianificazione urbanistica e territoriale, posti ai diversi livelli amministrativi (tra i quali il Ptrc), "sottopongano a specifica normativa d’uso e di valorizzazione ambientale il territorio includente i beni ambientali, ai sensi e per gli effetti dell’art. 149 del DLgs 490/99".

Appare evidente come in tal modo venga riaffermata la valenza ambientale del Ptrc. L’orientamento del legislatore regionale sembra quindi prospettare un percorso che porti alla definizione di un unico piano territoriale.

La tesi trova conferma nell’art. 24 relativo ai contenuti che non possono mancare al Ptrc. In particolare al comma 1, lettera c), vengono espresse le indicazioni che il Ptrc deve contenere "per la conservazione dei beni culturali, architettonici e archeologici, nonché per la tutela delle identità storico-culturali dei luoghi, disciplinando le forme di tutela, valorizzazione e riqualificazione del territorio in funzione del livello di integrità e rilevanza dei valori paesistici".

Nonostante nell’impianto della L.R. 11/04 l’approccio alla materia paesistica segua il tradizionale dettato, mutuato dal DLgs 490/99 che attribuisce altresì valenza ambientale al Ptrc, l’art. 24 introduce un elemento di discontinuità inserendo una fase di valutazione dei caratteri paesistici del territorio regionale.

Il riferimento ad una pratica valutativa, in funzione del livello d’integrità e rilevanza dei valori paesistici, assume un peso ragguardevole poiché innesta nella prassi pianificatoria regionale uno dei contenuti più innovativi attribuiti al piano paesaggistico dal Codice dei beni culturali e del paesaggio.

Il richiamo alla valutazione, comune ai due recenti compendi normativi, rimanda all’art. 3 dell’Accordo Stato-Regioni. Il legislatore regionale, pur discostandosi, in questa fattispecie, dal dettato del DLgs 490/99 ed attingendo dall’Accordo, ha introdotto solo in minima parte le innovazioni metodologiche e procedurali contenute in quest’ultimo (scaturite dal dibattito tecnico-culturale sviluppatosi a seguito dell’emanazione della Convenzione europea), disattendendone così in buona parte gli obiettivi.

La pianificazione paesaggistica nel nuovo Ptrc

Sullo sfondo del processo di riforma della legislazione statale e regionale ha preso avvio l’iter di revisione del primo e tuttora vigente Ptrc. Il percorso avviato nel 2004, con la predisposizione del Documento programmatico preliminare (ai sensi del c. 5, art. 3, L.R. 11/04), è proseguito con l’elaborazione nel 2005 del documento Questioni e lineamenti di progetto.

Il DPP, con il suo insieme di obiettivi, politiche e strategie, ha avviato un processo di costruzione concertata tesa a delineare la forma spaziale dello sviluppo delle città e del territorio inteso, quest’ultimo, come palinsesto dei valori costituenti il paesaggio veneto.

Il secondo documento invece ha come obiettivo quello di definire l’assetto verso cui dovrà tendere il nuovo Ptrc individuando il quadro di riferimento per la costruzione degli scenari di piano e dei progetti strategici.

Un’attenzione di tutto rilievo viene posta alla questione del paesaggio, considerato nella nuova accezione indicata dal Codice ed assunto come elemento portante nella costruzione dei lineamenti dello sviluppo territoriale futuro. In quest’ottica tale approccio viene ulteriormente rafforzato dalla espressa valenza paesaggistica attribuita al piano.

La metodologia approntata per la definizione dei contenuti paesaggistici del nuovo Ptrc segue le disposizioni indicate dall’art. 143 del DLgs 42/04 che detta le linee ed i principi per la formazione del piano.

Il percorso, sviluppato per fasi, prende avvio dalla conoscenza del territorio ed affronta unitariamente più tematiche, superando in tal modo una metodologia settoriale che concepiva il paesaggio come la somma di singole entità a sé stanti. Ciò ha comportato sia un nuovo metodo di lettura dei paesaggi che una nuova concezione degli strumenti di pianificazione e governo del territorio.

Gli indicatori considerati, al fine di comporre il quadro conoscitivo, sono stati applicati all’intero territorio regionale ed hanno tenuto conto dei caratteri: fisico-ambientale, percettivo-morfologico, storico-culturale, geografico-paesaggistico, insediativo-infrastrutturale e delle loro interrelazioni. Ad essi è stato aggiunto l’insieme delle conoscenze relative ai rischi, dissesti e degradi che hanno portato alla determinazione del livello di fragilità e vulnerabilità delle risorse paesaggistiche.

Il complesso delle ricerche, dei rilevamenti e delle analisi ha permesso di realizzare un insieme di "sintesi descrittive-interpretative" della struttura del paesaggio. Le sintesi costituiscono la lettura propedeutica alla costruzione delle prime ipotesi di progetto.

Si tratta di un complesso di conoscenze, da assumere unitamente alle questioni insediative, all’assetto socio-economico, infrastrutturale, etc. che trovano la loro integrazione nello strumento di pianificazione ad un tempo urbanistico-territoriale e paesaggistico.

Al termine di questo processo di sintesi, che coincide con la conclusione della prima fase, è stata elaborata la tavola degli "Ambiti strutturali di paesaggio" che rappresenta il raccordo tra il momento descrittivo-interpretativo e quello valutativo (secondo i livelli di rilevanza e integrità), preliminare alla definizione degli ambiti omogenei. La carta rappresenta gli ambiti caratterizzati da un’immagine e un’identità distintiva derivata dall’insieme delle relazioni ecologiche, storiche, culturali e morfologiche. Ha inoltre permesso la verifica ex post della congruenza e dell’efficacia delle sintesi descrittive-interpretative.

La fase seguente presuppone un’interpretazione critica degli elementi che compongono il paesaggio. Si tratta di attribuire dei valori alle singole risorse paesaggistiche, alle loro stratificazioni e combinazioni per definirne gli elementi di qualità e/o criticità. Il processo valutativo avviene attraverso il riconoscimento del livello d’integrità e rilevanza in funzione dei valori paesaggistici sulla base dei quali la pianificazione regionale andrà successivamente a disciplinare le forme di tutela, valorizzazione e riqualificazione.

A tal fine vengono identificati i diversi ambiti omogenei, da quelli di elevato pregio a quelli compromessi o degradati. Gli ambiti, strumento di rappresentazione olistica del paesaggio, sono caratterizzati da sistemi di relazioni ecologiche, percettive, storiche, culturali e funzionali tra componenti eterogenee che conferiscono loro un’immagine e un’identità distinta e riconoscibile.

Agli ambiti individuati vengono attribuiti, in base al c. 2 art. 143 del DLgs 42/04, obiettivi di qualità paesaggistica volti a precisare gli esiti a cui saranno finalizzate le politiche e le scelte strategiche del piano.

L’apparato normativo, che viene predisposto al termine delle diverse fasi del progetto, è finalizzato alla definizione di prescrizioni generali ed operative per la tutela e l’uso del territorio.

Il Progetto Pilota per Feltre e le Linee Guida per la pianificazione paesaggistica regionale

Estratto dal Documento Preliminare del Progetto Pilota per Feltre

Arnaldo Gomirato

Con riferimento a quanto previsto dall’art. 150 del DLgs 490/99 e di quanto stabilito dall’Accordo Stato-Regioni la Giunta Regionale, con deliberazione n. 2220 del 16 luglio 2003, ha approvato uno specifico protocollo di intesa con il Ministero per i Beni e le Attività Culturali, la Provincia di Belluno e il Comune di Feltre, sottoscritto a Roma in data 19 novembre 2003, finalizzato alla predisposizione di un "progetto-pilota" per la salvaguardia dei valori paesaggistici e ambientali del territorio comunale di Feltre da recepire nella pianificazione comunale attraverso una apposita variante urbanistica. Nonché da utilizzare per la definizione di linee guida di carattere generale, contenenti i criteri di massima per salvaguardare i valori paesistici e ambientali del territorio regionale.

Il Comune di Feltre è risultato particolarmente interessante per la complessità delle tematiche in esso presenti: un centro storico di eccezionale interesse, un paesaggio agrario collinare di elevata integrità, la presenza di aree di pregio naturalistico di livello comunitario e nazionale, ed un territorio interamente sottoposto a vincolo paesaggistico, in merito al quale vi è attualmente una proposta di revisione.

Con DGR 4370 del 31 dicembre 2003 è stato approvato il Programma di lavoro per l’organizzazione delle attività di competenza della Regione nell’ambito del progetto pilota.

L’entrata in vigore del DLgs 42/04 e della nuova Lur ha reso necessario un aggiustamento dei contenuti del progetto pilota pur confermando gli obiettivi generali del protocollo d’intesa.

È apparso infatti utile attraverso il progetto pilota verificare in dettaglio le metodologie ed i contenuti dell’art. 143 del Codice, anche in considerazione della complessità del territorio del Comune di Feltre, e più in generale dell’ambito "Feltrino", intendendo ora per "linee-guida" i criteri per la redazione concertata del Piano Paesaggistico (o della nuova Valenza Paesaggistica di uno strumento urbanistico-territoriale), nonché i criteri per la conformazione e l’adeguamento degli strumenti di livello inferiore ai sensi dell’art. 145 c. 5. DLgs 42/04.

Allo scopo di aggiornare la precedente deliberazione 4370/03, ai contenuti del Codice, la Giunta Regionale ha approvato con DGR 3712 del 19 novembre 2004, un nuovo programma di lavoro che precisa tempi e contenuti del progetto pilota e del suo documento preliminare.

Con la stessa deliberazione è stata formulata una prima proposta per la redazione di piani paesaggistici a scala intercomunale, individuando gli "ambiti amministrativi per la pianificazione paesaggistica", tale proposta è stata recepita inoltre con DGR 1175 del 18 marzo 2005, che stabilisce le procedure per la redazione, elaborazione ed approvazione dei piani paesaggistici ai sensi dell’art. 143 del Codice.

La prima fase dei lavori ha riguardato la stesura del "documento preliminare" sottoscritto dagli enti interessati nel maggio 2005, nel quale sono stati stabiliti "criteri e modalità" per la definizione degli ambiti paesaggistici e dei relativi obiettivi di qualità e riconosciuti alcuni obiettivi di carattere più generale, quasi delle meta-proposizioni, al fine di indicare il campo entro cui si articolerà il progetto.

Si afferma, ad esempio, che in tutto il territorio del Comune di Feltre il progetto pilota si prefigge lo scopo di "promuovere la salvaguardia, la gestione e la pianificazione dei paesaggi", sia quelli che possono essere considerati eccezionali, che i paesaggi della vita quotidiana e i paesaggi degradati e propone di:

1. individuare i propri paesaggi, sull’insieme del territorio feltrino;
2.
3. analizzarne le caratteristiche, nonché le dinamiche e le pressioni che li modificano;
4.
5. seguirne le trasformazioni;
6.
7. valutare i paesaggi individuati, tenendo conto dei valori specifici che sono loro attribuiti dai soggetti e dalle popolazioni interessate.
8.
Inoltre, il progetto pilota si propone di stabilire gli obiettivi di qualità paesaggistica riguardanti i paesaggi individuati e valutati, previa consultazione pubblica. Il programma di lavoro prevede infatti che il documento preliminare dopo la sottoscrizione da parte degli enti interessati, venga pubblicato e depositato disposizione del pubblico per 30 giorni al fine che nei successivi 30 giorni chiunque possa far pervenire eventuali proposte ed osservazioni.

Il Percorso Metodologico nel "documento preliminare"

Riprendendo le modalità per l’elaborazione del progetto pilota già descritte in conformità ai contenuti di cui all’art. 143 del Codice e facendo riferimento ad alcuni esempi recenti (Caso Studio di Camerino e Linee Guida Alto Adige), alle indicazioni derivanti dalla Carta della Natura e dai Lineamenti di Progetto per il nuovo Ptrc, si individuano nel processo di formazione del piano paesaggistico alcune operazioni ed attività:

A. Una prima operazione con contenuto descrittivo, di lettura dei caratteri strutturali del territorio, nonché delle dinamiche e delle pressioni che li modificano; questa fase (soprattutto per definire precisamente gli elaborati da produrre, può fare riferimento al "quadro conoscitivo" così come viene delineato dalla nuova legge urbanistica del Veneto);
B.
C. Una seconda operazione (e gruppo di elaborati) di tipo interpretativo, dove la lettura incrociata e comparata degli elaborati di cui al punto A, dovrebbe portare ad una lettura di sintesi orientata alla comprensione del funzionamento ambientale, dei valori, dei rischi e della vulnerabilità del paesaggio, "raccontando" in maniera sintetica ma precisa i caratteri del paesaggio oggetto d’indagine, una fase che, riprendendo i recenti elaborati per il Ptrc, possiamo chiamare di "interpretazione critica degli elementi che compongono il paesaggio" osservando in particolare la loro "stratificazione e combinazione";
D.
E. Una terza operazione volta alla valutazione dello stato e delle qualità del paesaggio, attraverso il riconoscimento dei gradi di "integrità e rilevanza", dei suoi caratteri di criticità e fragilità da un lato e di potenzialità dall’altro;
F.
G. Una quarta operazione che porta al riconoscimento dei cosiddetti ambiti omogenei, a partire dai quali si definiranno indirizzi direttive e prescrizioni nei confronti della pianificazione territoriale ed urbanistica subordinata e disporranno particolari norme ed interventi propositivi anche in relazione alla diversificazione dei vincoli vigenti;
H.
I. Una quinta operazione che mira all’esplicitazione degli obiettivi che il piano intende raggiungere relativamente ai diversi ambiti riconosciuti;
J.
K. Ed infine una sesta operazione più prettamente progettuale, dedicata all’elaborazione dei disegni, delle tavole e dei testi con carattere propositivo, regolativo e prescrittivo.
L.
Queste varie operazioni dovrebbero consentire e garantire una adeguata lettura dei caratteri del paesaggio-territorio (operazione A) una sua attenta interpretazione e valutazione critica (operazioni B, C, D) ed infine una articolata ideazione (operazioni E, F).

Per una corretta lettura ed interpretazione del paesaggio si è ritenuto in ogni caso necessario indagare e rappresentare il paesaggio, anche ad una scala più ampia, comprendendo i comuni dell’ambito "Feltrino" come individuato nella DGR 3712/04. La scala comunale sembra comunque irrinunciabile per esaminare le dinamiche più elevate e quella che permette i necessari approfondimenti che permettano di accedere alle facoltà di diversificazione del vincolo ai sensi dei commi 4°, 5° e 6° dell’art. 143 del Codice.

Il progetto pilota dovrà infine definire norme "prescrittive" articolate in direttive e vincoli, da affidare non solo agli strumenti della pianificazione urbanistica e territoriale nei limiti e con le modalità di cui all’art. 145 del Codice, ma anche agli altri atti di pianificazione di settore, qualora tali disposizioni attengano alla tutela del paesaggio. Il progetto pilota sarà completato con norme di contenuto descrittivo prevalentemente d’indirizzo e norme propositive di tipo operativo.

[ Ultima modifica il 28 giugno 2006 ]
note

[1Predisposta in attuazione della delega per il riassetto e la codificazione in materia di beni culturali e ambientali, conferita dall’art. 10 della legge n. 137 del 2002

[2Pubblicato nella Gazzetta Ufficiale il 24 febbraio 2004 ed entrato in vigore il 1 maggio 2004

[3Approvata il 19 luglio 2000 a Firenze ed aperta alla firma degli Stati aderenti il 20 ottobre 2000

[4Accordo tra il Ministero per i Beni e le attività culturali e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano sull’esercizio dei poteri in materia di paesaggio del 19 aprile 2001

[5Ai sensi dell’art. 124 della L.R. 61/85 (articolo aggiunto dalla L.R. 9/86)

[6Legge n. 1497 del 1939

[7Relazione della Commissione d’indagine per la tutela e la valorizzazione del patrimonio storico, archeologico, artistico e del paesaggio, 1965, Roma

[8Decreto del Presidente della Repubblica n. 616 del 24 luglio 1977

[9P. Carpentieri, "La nozione giuridica di paesaggio", Rivista trimestrale di diritto pubblico, n. 2, Giuffré Editore, Milano, 2004

[10A valenza paesistica ai sensi dell’art. 4 della L.R. 61/85

[11S. Amorosino, Commento agli artt. 138-165 del DLgs 490/99, in M. Cammelli (a cura di), La nuova disciplina dei beni culturali e ambientali, Il Mulino, Bologna, 2000

[12P. Carpentieri, op. cit.; Regione Veneto, Questioni e lineamenti di progetto per il nuovo Ptrc, Venezia, 2005

[13M. Cammelli (a cura di), Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, Il Mulino, Bologna, 2004

[14P. Urbani, Commento all’art. 135 del DLgs 42/04, in M. Cammelli (a cura di), Il Codice dei beni culturali e del paesaggio, Il Mulino, Bologna, 2004

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