pubblicazioni
Urbanistica Informazioni, numero 201, Roma, maggio-giugno 2005
Il sistema produttivo agricolo nel nuovo Ptrc del Veneto

Un ruolo particolarmente importante viene attribuito, dal nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento del Veneto, all’agricoltura quale presidio per la tutela e la valorizzazione del paesaggio.

La descrizione del rapporto tra gli usi agricoli e le risorse primarie del territorio (acqua, suolo, etc.) pone in evidenza il complesso legame che esiste tra ambiente ed attività antropica.

L’analisi degli usi e delle risorse primarie, condotta all’interno del processo di formazione del nuovo Piano territoriale regionale di coordinamento, ha messo in evidenza da un lato le tendenze alla semplificazione dei territori in passato più complessi ed eterogenei, a causa dell’omologazione degli usi, dall’altro, ha sottolineato i processi inversi che hanno portato ad una frammentazione dei contesti un tempo in simbiosi.

Negli ambiti a dominante montana l’azione umana ha gestito, sin dai tempi più remoti, le trasformazioni del territorio attraverso l’attività silvicola. La superficie forestale del Veneto è di circa 272.000 ettari, pari al 19% della superficie territoriale, in massima parte costituita da fustaie di resinose, cedui semplici e fustaie di latifoglie, queste ultime meno rilevanti in termini di superfici. Più di tre quarti dei boschi è concentrato in aree montane, nelle province di Belluno, Vicenza e Verona.

La gestione delle risorse forestali è strettamente legata alle forme di proprietà. La metà dei boschi risulta essere di proprietà privata, mentre la restante parte è suddivisa tra i Comuni ed altri Enti. Un ruolo di primario interesse, nella gestione del territorio montano, ha da sempre ricoperto l’antico uso collettivo e indiviso delle risorse forestali e pascolive che prende il nome di "regole", riconosciuto dalle leggi statali e regionali in quanto capace di esercitare funzioni sia di manutenzione e salvaguardia dell’ambiente che di tutela del patrimonio storico-culturale.

L’azione pianificatoria forestale ha riguardato circa 121.000 ettari di bosco e 105.000 ettari di prati, pascoli ed improduttivi, principalmente di proprietà pubblica. Su questi boschi si è concentrata negli ultimi anni un’intensa attività di miglioramento (cure colturali, sfolli e diradamenti, conversioni) che ha permesso di valorizzare il patrimonio silvo-pastorale e la produzione legnosa.

Al contrario, sulle aree di proprietà privata, si è registrato un progressivo abbandono delle tradizionali operazioni di sfalcio con conseguente perdita delle superfici a prati permanenti e pascoli. Tale situazione ha comportato il graduale avanzamento delle aree boscate dovuto sia ai problemi di frammentazione fondiaria, sia all’assenza di una valida politica a favore dei consorzi forestali privati.

Nelle Prealpi venete il manto forestale è stato fortemente impoverito dall’uomo a vantaggio delle colture e dei pascoli, con le sole eccezioni degli Altopiani dei Sette Comuni e del Cansiglio dove ancora permangono, nella loro integrità, vaste superfici boscate.

I sistemi agricoli, insediati in questi ambienti, ruotano attorno al comparto zootecnico (per la produzione del latte) e su un’agricoltura a bassa specializzazione (mais e patate) da sempre utilizzata per un’economia di sussistenza.

L’olivicoltura è prevalentemente diffusa in provincia di Verona, sulle pendici dei Lessini, lungo la Val Pantena, la Val d’Illasi e la Val d’Apone, oltre che sulla sponda orientale del lago di Garda. È presente anche in aree molto limitate delle province di Vicenza e Treviso.

La collina veneta si estende dalle pendici montane dal lago di Garda fino al fiume Tagliamento; costituiscono formazioni collinari isolate, invece, i Colli Berici, i Colli Euganei ed il Montello.

Nonostante la contiguità con la pianura, la collina mantiene elementi di specificità che la distinguono nella capacità di conservare attività tradizionali e un’elevata vocazione nei confronti dell’agricoltura.

Dal punto di vista ambientale, la collina veneta è caratterizzata dalla carenza di risorse idriche a causa delle condizioni orografiche e, soprattutto, per la diffusa presenza di fenomeni carsici. Pur in presenza di un regime di pioggia apparentemente sufficiente a soddisfare le esigenze degli ordinamenti colturali, l’intensità delle precipitazioni durante il periodo estivo impedisce di ricaricare le riserve idriche, importanti non tanto per gli aspetti quantitativi della produzione, quanto per quelli qualitativi.

La coltura della vite trova nell’ambito collinare le migliori espressioni quantitative e qualitative, avvallate sin dagli anni ’70 con i primi riconoscimenti di tipicità (DOC).

Il Veneto detiene il 15% della produzione nazionale d’uva ed il 26% dei vini DOC e DOCG. Dai dati del quinto Censimento generale dell’agricoltura risultano operanti in regione circa 77.000 aziende che coltivano più di 73.000 ettari di vite per la produzione di vino. Rispetto al 1990 si constata una riduzione nel numero delle aziende e delle superfici. Dal punto di vista strutturale la viticoltura della regione si caratterizza per una notevole frammentazione della base produttiva. Circa un terzo delle aziende vitivinicole ha una superficie inferiore ad un ettaro.

La variegata tipologia di vitigni coltivati, la loro adattabilità a suoli diversi in grado di influenzare le caratteristiche organolettiche dell’uva, hanno fatto sì che il vino prodotto si prestasse ad una diversificazione qualitativa che ha dato origine a molte produzioni di origine controllata. Le zone nelle quali si concentra la maggiore produzione vitivinicola sono le colline veronesi verso il lago di Garda, i Colli Berici, i Colli Euganei, le colline vicentine, la pianura lungo il Piave e l’alto trevigiano. Va ricordato inoltre come i vini più rappresentativi, soprattutto per le quantità prodotte, siano il Valpolicella, il Soave e l’Amarone provenienti dalla zona del veronese ed il Prosecco proveniente dalle colline dell’alto trevigiano.

L’attività di trasformazione è sommariamente distinguibile in tre principali tipologie di strutture: la vinificazione di uva prodotta in proprio, in cui rientrano le aziende agricole generalmente di dimensioni limitate, che imbottigliano in proprio piccoli quantitativi; la vinificazione associata, di cui fanno parte le cooperative che utilizzano l’uva dei soci conferenti, nel tentativo di massimizzare il valore di trasformazione della materia prima; infine la vinificazione di uva acquistata in prevalenza da terzi.

L’alta pianura s’identifica con fascia di maggiore ricarica degli acquiferi. Le coltivazioni cerealicole e la zootecnia orientata alla produzione del latte sono le attività agricole prevalenti, a cui si accompagnano la viticoltura, la frutticoltura e la presenza di alcune superfici utilizzate a prati irrigui.

La ricchezza di risorse idriche e la particolare struttura geopedologica determinano condizioni di elevata fragilità e vulnerabilità ambientale soprattutto a fronte di un’attività agricola e zootecnica particolarmente intensive.

La media pianura è interessata da un elevato grado di frammistione fra usi agricoli ed aree insediative.

L’agricoltura è contrassegnata dalla prevalenza dei seminativi estensivi a cui si alternano modeste estensioni di colture orticole specializzate ed alcuni ambiti indirizzati alla produzione vitivinicola. Nel settore occidentale dell’area permane, confinata in ambiti limitati, la risaia, un tempo coltura dominante.

La bassa pianura si caratterizza per l’ampia tessitura aziendale che ricalca le maglie dei latifondi eredità delle opere di bonifica avviate nella metà del diciannovesimo secolo che hanno sostituito l’ambiente originario di zone umide e paludose con quello della "steppa colturale" a seminativo (cereali vernini, mais, soia, barbabietola da zucchero) con una presenza limitata di vigneti e frutteti.

La conduzione agraria è quella tipica dell’agricoltura intensiva anche se negli ultimi anni si stanno diffondendo pratiche agricole a minor impatto ambientale. Il paesaggio è fortemente semplificato e uniforme, gli appezzamenti sono di ampiezza medio-grande con sistemazione "alla ferrarese", alternati da scoline e fossati pressoché privi di vegetazione arborea e arbustiva. L’edificazione è concentrata in nuclei urbani medio-grandi, mentre è piuttosto rada nelle campagne.

La fascia litoranea è fortemente caratterizzata dagli insediamenti turistici, che hanno compromesso la sequenza delle originarie comunità vegetali. In corrispondenza dei limitati varchi esistenti sono ancora riconoscibili i tratti salienti del paesaggio vegetazionale originario: fasce dunali, aree retrodunali, bosco termofilo e pinete autoctone. Nell’immediato entroterra si sviluppa spesso l’orticoltura, che nel veneziano è prevalentemente protetta (in serre e tunnel) mentre nel chioggiotto prevalgono le colture in pieno campo (radicchio).

Dopo un lungo periodo, caratterizzato dallo sfruttamento intensivo dei territori agricoli e dalla rincorsa ad una produttività illimitata, si è passati alla ricerca di produzioni di elevata qualità fortemente influenzate da un quadro normativo sovranazionale. Questa situazione ha condotto in molti casi alla riduzione della superficie agraria utilizzata escludendo estesi territori dallo sfruttamento produttivo, avviando in tal modo un processo di progressivo degrado del paesaggio.

Anche in Veneto l’agricoltura ha registrato una crescente polarizzazione verso le aree pianeggianti, mentre nella montagna, e in larga parte nelle zone collinari, si è avuta, laddove lo permetteva la dimensione delle aziende, una diffusa estensificazione, e più spesso un completo abbandono senza prospettive.

Le modificazioni verificatesi nelle aree montane e collinari sono più che mai evidenti, con conseguenze negative in termini di stabilità dei suoli, regimazione delle acque, qualità del paesaggio, perdita di culture e di valori locali. Sono così venute a mancare importanti esternalità positive collegate alle attività agro-silvo-pastorali.

I rapporti dell’attività agricola con le risorse territoriali sono spesso complessi e conflittuali, a causa degli impatti ambientali, reali o presunti, da essa prodotti. A questo proposito è chiaro che, conoscendo da un lato i possibili fenomeni che stanno alla base di situazioni di conflitto agricoltura/ambiente e, dall’altro, disponendo di informazioni sistematiche sulla distribuzione territoriale delle potenziali fonti di impatto (sistemi produttivi agricoli) e delle tipicità ambientali (sistemi ambientali territoriali, o ambiti fisici omogenei), è possibile costruire un quadro sistematico e geografico delle criticità.

Uno degli obiettivi del nuovo Piano regionale sarà quello di avviare delle azioni e delle politiche territoriali orientate alla tutela ed alla riqualificazione del paesaggio che siano armonizzate con il settore primario, in modo tale da coniugare la conservazione attiva del territorio con la salvaguardia delle produzioni agricole così come auspicato anche dalla Convenzione europea sul Paesaggio.

[ Ultima modifica il 28 giugno 2006 ]
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