Il piano al tempo della crisi
22 settembre 2009, pag16
Il giornale di Vicenza
«Se l’urbanistica pianifica, la crisi diventa rilancio»

Qual’è il ruolo della pianificazione urbanistica al tempo della crisi industriale e sociale? Se lo chiederà, dando svariate indicazioni come risposta, il maxi-seminario di 10 giorni organizzato al Palazzo della Ragione a Verona dalla sezione Veneto dell’Inu, istituto nazionale di urbanistica, presieduta dall’architetto vicentino Marisa Fantin.
Da domani fino al 2 ottobre, scrittori, architetti, e pubblici amministratori si alterneranno al tavolo di “Il piano al tempo della crisi”. Con il contributo di Regione Veneto, Comune di Verona, Federazione ordini architetti del Veneto, assieme agli scaligeri Ordine degli architetti e Ordine degli ingegneri di Verona, si aprirà un quaderno delle riflessioni sullo sviluppo urbanistico delle città venete, in una Regione che in cinque anni ha visto approvati 120 piani (tra Pat e Pati) da 200 Comuni.
Fantin fornisce alcune anticipazioni del convegno: «Riutilizzo dell’esistente, stop al consumo di suolo e potenziamento del trasporto pubblico locale si confermano le priorità. La domanda se la pianificazione urbanistica si stia avvicinando a concretizzare questi obiettivi è legittima, e rispondo segnalando che tutti i 120 piani approvati dopo il varo della legge regionale del 2004 prevedono un quasi azzeramento del nuovo costruito, puntando moltissimo su riqualificazione e riuso dell’esistente». In tal senso proprio la giornata d’apertura di domani intitolata “Il Veneto domani: le parole-chiave del piano” propone un focus sul Pat di Vicenza, in tema di “Città pubblica”, condotto dal direttore del dipartimento territorio del Comune, Antonio Bortoli, alla prima uscita pubblica del Piano dopo che la Giunta ne ha preso visione.
Fantin spiega: «L’Inu conta tra i soci storici proprio il Comune di Vicenza, dal quale era stato chiamato a valutare la coerenza delle tavole strategiche del Pat. Altrettanto accadrà con gli elaborati, dai quali già emerge un disegno forte di dislocazione delle aree a servizi». Come lo Stadio, che dovrebbe andare nella zona Est. O gli uffici comunali di piazza Biade, previsti nella spina Ovest della città (area ex Domenichelli), con conseguenti spazi liberati in piazza Biade «che dovrebbero integrarsi, come contenitori culturali, con le aree a San Biagio e Santa Corona».

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