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Il concetto di luogo: territorio, paesaggio e architettura si raccontano nel "Museo La Valle"

Il 6 ottobre scorso, all’interno delle iniziative sulla divulgazione del patrimonio culturale alpino, è stato inaugurato a La Valle Agordina (BL) il "Museo La Valle" alla presenza delle autorità comunali, provinciali e regionali.
Si tratta di una iniziativa abbastanza singolare nel panorama dell’offerta museale, in quanto non ci troviamo di fronte alla consueta proposta di un semplice contenitore di "cose della memoria", bensì di un museo che pone al centro del suo racconto la componente "territorio", attraverso la descrizione dei suoi processi di formazione ed in particolare soffermandosi sugli aspetti del paesaggio e delle sue componenti naturali e culturali.
Il tema trattato dal museo ha specifici riferimenti territoriali che si innestano sulle tematiche del paesaggio montano veneto e più in generale su quello alpino, ma dà una chiave di lettura interessante anche a prescindere da contestualizzazioni di carattere culturale per le modalità con cui fornisce informazioni sotto il profilo tecnico e scientifico anche attraverso le opportunità informatiche che facilitano gli aspetti della comunicazione e divulgazione di conoscenze.
Nello specifico il percorso del museo tratta le trasformazioni del paesaggio che viene descritto come il prodotto di una secolare economia rurale e dell’azione dell’uomo che, mediante una vera e propria colonizzazione, ha disseminato nei fondo valle e versanti, una rete di "segni" lungo i percorsi delle migrazioni avvenute nel corso dei secoli.
Tale rete, costituita dai villaggi e dagli insediamenti temporanei, configura un sistema insediativo policentrico che ha saputo coniugare le esigenze dell’abitare e del vivere in montagna, con quelle del rispetto del paesaggio e dei suoi caratteri fondanti.
Risulta evidente come l’articolata e complessa struttura orografica della montagna abbia condizionato lo sviluppo degli insediamenti in quanto essa ha rappresentato l’elemento dominante di un paesaggio naturale rispetto al quale gli insediamenti si sono rapportati sia sotto il profilo funzionale che nei rapporti spaziali. Infatti l’assetto morfologico degli insediamenti risponde a precise "regole" di formazione che sono espressione non solo di scelte localizzative e di disegno urbano, ma anche di mediazione culturale con utilizzo di modelli abitativi coerenti con le necessità funzionali del territorio e che oggi, a prescindere dal loro interesse architettonico e paesaggistico, sono luoghi della memoria, custodi di una importante eredità materiale e immateriale.

Questo museo propone quindi un racconto dei luoghi e come essi si sono modificati per la secolare azione dell’uomo, raccontando di uno sviluppo armonico dell’architettura e degli insediamenti nel paesaggio, spiegando le regole, semplici e ordinate, con cui si sono sviluppati gli insediamenti e le tipologie edilizie tradizionali nel rispetto del contesto culturale.

Tali insediamenti configurano un sistema complesso che ha saputo coniugare le esigenze dell’abitare e del vivere in montagna, con quelle del rispetto del paesaggio e dei suoi caratteri fondanti.

A questo proposito sono utili alcune riflessioni sul rapporto tra paesaggio e luogo, e di come il paesaggio risulti formato da un insieme di luoghi anche diversi tra loro e da una coesistenza di caratteristiche naturali ed antropiche.
La valenza di un paesaggio è spesso determinata dall’armonia tra queste due fondamentali componenti.
Il concetto di "luogo" è di sovente e banalmente sostituito da quello di "paesaggio" che evidentemente rappresenta un concetto astratto se disgiunto dall’analisi delle sue specifiche componenti. E’ analizzando le sue componenti che si arriva alla comprensione della sua specificità. Un luogo è tale se è riconoscibile la sua identità che dipende dalla sua collocazione geografica e culturale, dalla configurazione spaziale e dalle caratteristiche della sua articolazione. Un luogo per definirsi tale deve quindi possedere i requisiti per essere spazio "identitario, relazionale e storico". In questo senso, l’uomo "abita" un luogo e lo rende coerente con il suo portato culturale e la sua coscienza spontanea. L’architettura quindi diventa la mediazione tra gli aspetti naturali di un luogo e la necessità dell’uomo di abitare.
La funzione dell’architettura è perciò quella di comprendere la "vocazione" del luogo interpretando quello che quel "luogo vuole essere" rispetto all’ambiente naturale; solo quando vi è questa comprensione l’architettura è in grado di contribuirvi.
Abitare un luogo ha significati diversi rispetto al vivere in un determinato luogo, in quanto posso vivere in un luogo e non avere senso di appartenenza ed identificazione con esso, ma al contrario abitare un luogo significa essere in coerenza culturale con lo stesso.
Questo è il principio su cui si fonda la formazione di un luogo e a cui rispondono gli insediamenti storici che connotano lo spazio dolomitico, cioè quello di luoghi che fedelmente interpretano le risorse identitarie e culturali delle genti di montagna.

Tali considerazioni su paesaggio, architettura, tradizione culturale e risorse identitarie, luogo e coscienza spontanea, che sono il filo conduttore del progetto museale, si ritrovano lungo tutto il percorso del museo raccontate in modo innovativo con l’utilizzo di tecnologie digitali, rappresentazioni tridimensionali di cartografie storiche e database interattivi, le quali si coniugano con i tradizionali modi di rappresentazione grafica presenti nel museo (disegni, mappe, poster, ecc.).
II Museo analizza le caratteristiche del territorio di La Valle Agordina, le relative risorse e i conseguenti insediamenti, non trascurando le relazioni dell’ambito in esame con il contesto circostante, con particolare riferimento al basso Agordino e allo Zoldano. Queste aree rappresentano la naturale conterminazione, non solo geografica, per la Comunità di La Valle che si caratterizza comunque per una spiccata autonomia. Emergono dalle ricerche forti legami con Zoldo e importanti implicazioni con Valle Imperina, mentre Agordo sembra aver acquisito importanza soprattutto in anni più recenti. Inoltre sembra che le comunicazioni est-ovest, lungo le antiche direttrici minerarie descritte tra gli altri da Edoardo Gellner e Tiziano De Col, abbiano effettivamente rappresentato anche per il territorio di La Valle, soprattutto in epoche lontane, vie preferenziali di sviluppo. Il Museo analizza il territorio citato e le relative trasformazioni dello stesso a partire dal 1702, anno in cui una gigantesca frana ("boa"), in due momenti successivi, sconvolse la vallata distruggendo una frazione e l’antica chiesa parrocchiale. Non mancano comunque richiami ad epoche anteriori perché sia il paesaggio che l’architettura ne parlano. L’indagine si ferma agli anni ’50, agli albori della trasformazione industriale e turistica che ha poi profondamente modificato usi, costumi, cultura, architettura e paesaggio di tutta l’area alpina. Il museo vuole rappresentare le trasformazioni indotte dall’abitare il territorio di montagna, l’adattamento dello stesso alle esigenze di vita e l’adattamento della singola abitazione e del borgo alla natura dei luoghi. Il Museo ha l’ambizione di proporre un’esperienza culturale innovativa (e per questo difficile) da sviluppare, in un momento successivo, all’ambito geografico circostante in modo da costituire un centro di documentazione e ricerca sull’architettura e il paesaggio delle Dolomiti Venete.

Il museo risulta diviso fondamentalmente in due sezioni: "territorio" e "architettura tradizionale".
La sezione "territorio" espone ed analizza l’ambito della ricerca, con l’ausilio di data base interattivi che consentono la "visitazione" tramite immagini storiche dei luoghi e un centro di ascolto di interviste a persone anziane nell’idioma locale. In questa sezione trova anche posto una parte archivistica per la conservazione del materiale pergamenaceo dell’archivio storico comunale.
Di grande effetto, a centro sala, un modello tridimensionale del territorio di La Valle Agordina completamente bianco e pressoché spoglio di informazioni, proprio per rendere l’esatta morfologia territoriale senza distorsioni.
Tale modello fa da contraltare all’innovazione tecnologica rappresentata dalla presenza di due grandi monitor sui quali, con l’ausilio di grafica tridimensionale, scorrono in contemporanea filmati digitali a "volo d’uccello" dei medesimi luoghi, rappresentati in due diversi periodi: 1800 e 2000, consentendo l’esplorazione delle modifiche introdotte nel paesaggio nel corso di due secoli.
È una operazione, che coinvolge in modo particolare il visitatore e che trova riscontro anche nella suggestiva rappresentazione dell’ambiente montano effettuata nel "Museo delle Alpi" presso il Castello di Bard (Val d’Aosta), con la differenza che l’esplorazione del territorio avviene su un modello digitale che descrive un territorio non attuale (primi ottocento) e consente una "frequentazione" virtuale del passato in cui gli occhi del visitatore hanno l’opportunità di fare un viaggio video-realistico nel paesaggio della memoria.
La sezione "architettura" esamina le tipologie edilizie prevalenti in epoca storica prendendo a spunto i disastri che si sono abbattuti sull’abitato (piene, incendi, ecc.) e analizza come questi hanno rimodellato la tipologia e la struttura dell’abitato incidendo profondamente sul modello "dell’abitare" la montagna. Come spunto e come eccellente marker di stratificazione storica sono stati presi due edifici della frazione di Cugnago: "Il Casàl", la cui trave di colmo riporta una data 1418, ma che, nella sua parte più antica risale quasi certamente al 12° secolo, ed il "Talvadon", struttura rurale multipla composta da più aggregazioni stalla-fienile riunite in un unico fabbricato risalente al 17° secolo, costruito parte in sassi e calce, e parte in legno con travatura a blockbau. Al centro di questa seconda sala è posta la statua della Madonna di Loreto "Madona Neigra" , miracolosamente salvata dall’eccezionale evento di piena avvenuto nel 1701 il quale distrusse l’antica Chiesa di San Michiel , risalente probabilmente al 12° secolo che sorgeva ove trova luogo attualmente il cimitero. La statua recentemente restaurata è divenuta il simbolo del radicamento di questa comunità al suo territorio.
L’allestimento museale è così riuscito a coniugare la realizzazione di una memoria territoriale permanente che impone al paesano ed al visitatore di recarsi all’esterno, sul territorio, per approfondire gli spunti dati dall’esposizione così da "fermare" un modello nella mente di quanti, urbanisti e progettisti, devono quotidianamente studiare ed applicare soluzioni in relazione alla necessità del vivere e permanere in montagna. Il Museo La Valle avrà anche una parte ancor più viva: la realizzazione di mostre tematiche annuali con la presentazione dell’oggettistica storica che un gruppo di ricercatori volontari è riuscito a recuperare ed a salvare da sicura dispersione. La "banca oggetti" è stata completamente inventariata e stoccata nella attuale soffitta del museo che, data la sua accessibilità, potrebbe essa stessa, in futuro, completare gli spazi espositivi del Museo di La Valle.

Enti e soggetti coinvolti:

Comune di La Valle Agordina – Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi
con il contributo di: Ministero per i Beni e le Attività Culturali, Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il Paesaggio del Veneto Orientale e Archivio di Stato di Venezia – Regione Veneto, Direzione Urbanistica – Fondazione Benetton

Curatore Scientifico: architetto Marino Baldin

Allestimento: architetti Clelia (Lietta) Secco e Giuliana Zanella

Disegni: Marino Baldin, Fabio Cappelletti, Clelia (Lietta) Secco – Foto attuali: Franco Alberti, Marino Baldin, Andrea Bonato, Fabio Cappelletti – Materiale etnografico: Silvio De Zorzi, Alcide Zas Friz – Plastico: Antonio Venturelli – Progetto e realizzazione multimediale: Andrea Bonato e Andrea Mancuso – Restauro: Stefania De Zorzi – Ricerca antropologica: Serenella Bergamini e Tatiana Zanette – Ricerca storica e toponomastica: Corrado Da Roit – Testi: Franco Alberti, Marino Baldin, Serenella Bergamini, Corrado Da Roit – Verifica e sintesi del materiale grafico: Clelia (Lietta) Secco

Progetto e realizzazione apparato grafico e didattico: berger+mondini comunicatori associati

Hanno inoltre collaborato Alessio Brustolon, Tiziano De Col, Enrico Vettorazzo e la Popolazione di La Valle Agordina per le foto storiche e il materiale etnografico

[ Ultima modifica il 13 novembre 2007 ]
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